L’ombra di Peter Pan

imagesVenne il tempo della raccolta delle 700 firme di politici ed intellettuali meridionali (700? Tragedia della desertificazione industriale), l’affermazione che la “scelta tocca al partito”. E la sfida: “ci penseranno gli elettori a difendermi” e “se vince Renzi mi candido”.

Poi venne il tempo della sconfitta, l’ennesima, del suo schema, della sua impostazione politica, dell’uomo che più di tutti  aveva voluto alla guida del PD, Pierluigi Bersani, lei che si vanta di non aver ancora perduto un congresso. E ancora Cuperlo, il suo figliol prodigo e misconosciuto per anni, mandato allo sbaraglio. Il disperato tentativo di tenere in mano le redini del partito ostinatamente, ben lungi dal considerare nemmeno ipoteticamente l’ipotesi di “abdicare”, tanto per prendere in prestito una suggestiva espressione utilizzata da Michele Serra in un delle sue recenti “Amaca”.

E le regole, fatte apposta per ostacolare fino all’ultimo l’inevitabile ascesa di Matteo Renzi, quasi si potesse fermare la storia con la sua “cipolla”, e tuttavia insufficienti a garantirle nemmeno la vittoria dentro il recinto che le è più caro, quello degli iscritti, del cosiddetto apparato, del funzionariato diffuso, che evidentemente, ennesima dimostrazione  di scarsa lucidità e polso della situazione,  le si è rivoltato contro.

Dopo aver letto dei suoi tristissimi “presagi” di scissione dentro il PD, possiamo sancire definitivamente, qualora ce ne fosse ancora bisogno (forse è chiaro anche a lei), che non esiste più il leader maximo, uno capace, nel bene e nel male, di interpretare un’idea di partito, ma solo un altro capo di una parte sconfitta dalla storia che, per quanto consistente possa ancora apparire, resta pur sempre una parte sconfitta.

Il punto, caro D’Alema, è un altro. Nessuno mette in dubbio che lei abbia rappresentato pienamente la sinistra italiana nell’ultimo ventennio. Anzi. Il tema è esattamente opposto, cioè se il suo contributo abbia ancora senso dentro un quadro plurale, o se questa ostinazione, questa “ossessione crepuscolare”, per citare Menichini di oggi, non rischi di rappresentare una zavorra insopportabile per le nuove generazioni che hanno forza, energia ed idee per rilanciare una sinistra vincente e moderna in questo Paese.

La scelta, caro Massimo, è sua ed attiene alla sua sensibilità politica, risiede nella proverbiale capacità di leggere il momento che molti le attribuiscono, quella sua “leggendaria” freddezza nel capire quando è che la storia svolta. Pensa veramente che il suo contributo personale sia ancora utile al Pd? In quali termini? Pensa davvero non serva un atto di umiltà per rispondere alla fortissima domanda di cambiamento che attraversa il Paese? Pensa veramente che il problema sia Renzi?

Ma la domanda più importante é: pensa davvero che il ciclo politico che va chiudendosi indecorosamente sia solo quello della destra italiana?

In questi vent’anni ci sono stati anche, in ordine sparso, Ciampi, Amato, Prodi, D’Alema, l’entrata nell’euro, la bicamerale, Mastella di qua Mastella di la, Cossiga di qua Cossiga di la, il conflitto di interessi, nessuna legge sul conflitto di interessi, la crisi nei Balcani, quella libanese, la legge Bassanini, la legge Treu, D’Antona, le riforme della scuola, la precarizzazione delle forme di lavoro, il titolo V, la lottizzazione della Rai, i capitani coraggiosi, finisce sette a cinque, la destra è finita, in piazza al family, in piazza al gay pride, la caduta di Prodi, la candidatura alla Presidenza della Repubblica, prima di Napolitano, Pecoraro Scanio, il Correntone, il fallimento bipartisan del bipolarismo, decine di logoranti guerre intestine, mentre Berlusconi macellava il Paese ed un interminabile crisi economica dilagava, nell’immobilismo avvilente e rissoso del quadro politico.

Lei ha ragione a sostenere che alcuni di questi eventi sono stati ineluttabili. Ha anche ragione quando afferma che molti degli errori clamorosi compiuti non siano addebitabili solo a lei, né alla sua ombra, che, come quella di Peter Pan, pare agisca da sola e le procuri, sovente, non pochi dispiaceri.

Non so se il futuro sarà migliore o peggiore di questo tempo appena trascorso. Non credo nemmeno sarà molto semplice trovare gente dotata come lei. Ma quello che è accaduto è accaduto e lei sa meglio di tutti che, in politica, esistono i fatti e che è pericoloso fare distinzioni tra teoria e prassi, tra intenzione ed azione, tra la percezione di sé ed il giudizio dei cittadini.

Sono tristi queste reazioni scomposte, queste cadute di stile, questi furenti livori così malamente celati. Non è da lei nemmeno dar la colpa all’epoca o alla storia.

D’Alema, rinunci. Questa è la sconfitta definitiva. Vada in pensione. Si ritagli un ruolo da padre nobile, forse è ancora in tempo. Questo non è indispensabile. Non le serve. Non ci serve. È solo un altro giro di orologio, da sveglio, in un giorno che non ha più niente da dire, mentre un giorno nuovo sta arrivando e meriterebbe la freschezza di un giusto riposo.

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Pubblicato su Politica
One comment on “L’ombra di Peter Pan
  1. Antonio ha detto:

    Ma il candidato a segretario del PD non e’ mica D’Alema.? Lui lo ha fatto e ci fece vincere. Adesso c’e. Renzi e ci fara’ perdere. Percio’ stammi a sentire, non ti crucciar l’8 dicembre vota Gianni Cuperlo.

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