Caro Scalfari, nemmeno lei ci crede.

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"Il divo" di Paolo Sorrentino

Caro fondatore,
mi sono imbattuto nel suo consueto articolo della domenica mattina e devo dire che, come mi capita spesso ultimamente, ho compreso poco o nulla dei contenuti che intendeva esprimere, del senso, della direzione del suo scritto.

A parte l’accostamento carico di ironico disprezzo tra Matteo Renzi e Fabio Volo, tutto il resto appare riempitivo, pretestuoso, una specie di mostro di Frenkestein verbale e verboso, un assemblato di concetti sparsi di cui non si capisce il senso, né il filo conduttore. Balzac e Draghi, Prodi e Proust, Crozza, livore e fantasia. Che confusione.

È evidente, sin dal titolo, che l’intento vero dell’articolo è quello di pubblicizzare il suo giudizio sul sindaco di Firenze, sottolineandone, a suo modo, la presunta leggerezza. Lei non voterà Renzi, anche se non ci dice per chi voterà. Un quasi endorsement, o poco più.

Eppure, proprio come capitato già ad alcuni suoi colleghi meno illustri, come la Terragni e la Ravera, il risultato che ne viene fuori è esattamente rovesciato: i giudizi sul leader risultano leggeri, irridenti, personali, permeati di presupposta superiorità antropologica e morale. Non una riga, nemmeno una, che rappresenti un giudizio politico serio e puntuale sulla figura e la proposta politica di Matteo Renzi.

Resta l’impressione vi sia in atto la più tradizionale, generica delle chiamate alle armi, da parte dell’ establishment della sinistra italiana, alla sua intelligentia di riferimento, scagliata contro il solito, presunto, pericolo esterno, quell’elemento spurio, non riconosciuto, capace di corrompere la “purezza” ideologica e destabilizzare gli annosi equilibri consolidati.

Oppure, banalmente, è in atto il tentativo di porre un argine, di non consegnare a Matteo Renzi una vittoria troppo larga l’8 Dicembre, forse troppo rischiosa per i fragili equilibri politici che reggono in piedi il governo del nostro Paese. Preoccupazione condivisa, legittimamente, da altri padri della Repubblica.
Perché Letta c’entra, vero?

Infine. Cosa dire della linea, ormai pericolosamente basculante, del quotidiano da lei fondato? “La Repubblica” disorienta da mesi, non orienta i suoi lettori. Ed anche il suo tentativo odierno di fare chiarezza, come quelli precedenti, appare poco convinto, confuso, non riuscito. Sinceramente. Con rispetto.

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Pubblicato su Politica
One comment on “Caro Scalfari, nemmeno lei ci crede.
  1. Pur appoggiando Renzi dalla “prima ora” (ante marcia!), che un giornale “orienti” i lettori è un concetto che mi fa un po’ senso. Se li disorienta, tanto meglio, forse comincia a fare il suo mestiere vero (non leggo la Repubblica dal 1980).

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