Al(Letta)to da un’insana proposta nell’azzurro mare di Agosto (quasi).

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E’ evidente che intorno alla  Premiership di Enrico Letta prova a raccogliersi, in questi mesi, il gruppo dirigente nazionale del PD battuto alle scorse elezioni e legato alla vicenda politica e personale di Pierluigi Bersani.

Come noto, il Presidente del Consiglio considera la celebrazione del congresso dei democratici il vero, possibile, colpo mortale inflitto al suo governo. Non soltanto perché Renzi potrebbe uscirne definitivamente consacrato come nuovo leader del centrosinistra, ma anche perché le molte spinte che agitano il partito negli ultimi tempi potrebbero determinare nuovi equilibri interni, incompatibili con l’assetto della compagine di governo messa su in condizioni di emergenza e con l’autorevole “moral suasion” del Presidente della Repubblica.

Non è nemmeno un caso che il fronte contrario al rinvio del congresso veda messi insieme i cosiddetti renziani, Cuperlo, Civati, Pittella e via via tutti gli altri, nei quali l’insofferenza verso l’esperienza di governo cresce di giorno in giorno.

Epifani ha più volte ribadito con forza il pieno sostegno all’esecutivo. Simbolicamente, il voto contro la sfiducia ad Alfano rappresenta molto bene questa presa di posizione, assai lontana dalla sensibilità dell’elettorato democratico, tuttavia forte del gradimento del Presidente Napolitano e della tradizionale idiosincrasia dei parlamentari verso elementi che possano destabilizzare le legislature.

L’offerta a Letta di questo gruppo dirigente sconfitto, disperatamente impegnato a non perdere posizioni, aggrappato al bisogno di controllare militarmente il PD, è dunque questa: il rinvio sine die del congresso, la garanzia di tenuta dell’esecutivo, il rafforzamento della posizione del Presidente del Consiglio. Il quale, ovviamente, dovrebbe ricambiare mettendosi a disposizione nel ticket anti-renziano per segreteria e Premiership.

Le sirene di una candidatura alternativa a quella di Renzi potrebbero funzionare, eccome. A 46 anni e senza nessun peso specifico particolare all’interno del PD, ma con sostegni “esterni” molto consistenti, oltre che in Parlamento, Enrico Letta potrebbe considerare questa offerta come un treno da non perdere assolutamente.

Tuttavia, la fase di brevissima “luna di miele” per il governissimo da lui presieduto sembra abbondantemente giunta al termine. Le enormi difficoltà emerse in questi giorni, i difficili rapporti con il PDL, le vicende giudiziarie di B, l’ostilità dell’elettorato democratico alla “innaturale” alleanza, la credibilità, anche personale, minata dalla sconcertante vicenda Kazaka, un’azione debole, piena di compromessi al ribasso e di rinvii, di fatto rendono l’immagine dell’attuale Premier molto più sbiadita di qualche mese fa.

E’ possibile, comunque, che intorno a questo schema si rinsaldi una battaglia di retroguardia e di conservazione cementata, in parte, dalla storica ostilità di parte della “base” (sempre più esigua) per il sindaco di Firenze. Viene da chiedersi se per Enrico Letta possa davvero valer la pena mettersi da questa parte della storia. A noi pare, sinceramente, di no.

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Pubblicato su Politica
3 comments on “Al(Letta)to da un’insana proposta nell’azzurro mare di Agosto (quasi).
  1. […] I frame sono chiari. Da una parte abbiamo la difesa delle Larghe Intese in nome del paese e l’imminente semestre europeo, dall’altra cercare in tutti i modi di mantenere la maggioranza organica nel partito il più a lungo possibile ed evitare che il prossimo segretario metta a rischio la sua presidenza presso questo esecutivo. […]

  2. N.C. ha detto:

    A questa ipotesi non credo affatto. Sarebbe davvero la mossa della disperazione. Da buon democristiano starà buono sulla conquistata poltrona attendendo il nome del vincitore al quale lanciare ponti. Poi, tutto può essere.

  3. […] obiettivo primario fermare Matteo Renzi, soprattutto perché non hanno nessun nome competitivo (il tentativo di pressione su Letta è il frutto ridicolo di questo ragionamento). Ma l’obiettivo secondario è questo: […]

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