Limbo 2013. Il Paese, il governo, il PD.

Mantegna, "Discesa nel limbo"

Mantegna, “Discesa nel limbo”

Dovevano chiudere un ventennio, le ultime elezioni politiche, la lunghissima transizione impropriamente rubricata dagli analisti come “seconda repubblica” e la devastante parabola del berlusconismo.

Doveva essere un governo del cambiamento, quello di Bersani, di riforme coraggiose e radicali, capace di arginare il lento, inesorabile declino del Paese e nel contempo di modificare gli equilibri politici nell’Europa dell’austerità e dei banchieri. Un continente vecchio e stanco, come lo ha definito oggi l’arcivescovo di Milano Scola, in una interessantissima intervista sulla “Stampa”.

Era l’anno del nuovo Presidente della Repubblica. Certo, ci dicevamo, più niente sarebbe stato come prima, dopo l’originalissimo settennato di Napolitano. Forse nemmeno gli attuali assetti istituzionali. “I tempi sono maturi per le riforme”. Infatti.

Doveva essere un governo di emergenza, “di servizio”, quello di Letta. Tre o quattro riforme fondamentali – tra le quali quella elettorale – e ritorno alle urne, alla “normale dialettica politica”, alla democrazia dell’alternanza. Invece l’esecutivo ci ha preso gusto. Misure di “decantazione” come il rinvio dell’IMU e la proroga della CIG, l’affidamento in service ai 35 saggi di riforme costituzionali, da presentare in data da destinarsi, provvedimenti di ordinaria e straordinaria amministrazione. Scelte politiche dall’incerto respiro e di dubbia efficacia, vista la natura a dir poco eterogenea della attuale maggioranza.

Doveva essere una rivoluzione pacifica quella dei 5 stelle.  Una sferzata di novità,  di freschezza, di moralizzazione della vita pubblica italiana. Un toccasana per la nostra democrazia in crisi di partecipazione e ferita a morte dalla mancanza di credibilità della sua classe dirigente. Lo tsunami è durato niente. Rischia già di finire in farsa, con numeri da prefisso telefonico, stracci che volano ed una sfilza di noiosissime ed irrilevanti boutade su scontrini e caramelle.

Doveva essere un segretario di transizione, Epifani. La sua stessa elezione, tranquilla ed insolitamente rapida, lasciava intendere che la sua sarebbe stata una onesta segreteria di servizio, per “traghettare il PD”, un partito sconfitto, da rifondare e ripensare radicalmente, verso un congresso utile e vero, di discussione e di elaborazione di una “nuova visione” . Invece il congresso sarà aperto, sarà per tesserati, sarà in autunno, forse ancora un anno, vediamo. Ecco, diciamo che sarà un congresso socchiuso e probabilmente si farà.

Doveva essere un altro anno, il 2013. Un anno di profonde trasformazioni. Invece siamo tutti ancora fermi in questa istantanea confusa ed immutabile, come anime nel limbo, in attesa di un improbabile liberatore che venga a redimerci. Ma senza la bellezza drammatica e piena di speranza del Mantegna.

 

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